All DNS Leads To Me

Nome: $:whoami _ Nato il: $:uptime _ Residenza: $:hostname _ Segni particolari: ‘uname -a’

Diplopia

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Aggiornamento di sistema in azione su Fedora 9. Modello: PackageKit.

PackageKit Quadro

Se usi PackageKit ti accorgi che è una cosetta proprio giovane, ma che se arriverà a fare quello che deve fare bene (ossia permettermi di ignorare tranquillamente la differenza tra deb, yum, apt-get, rpm, synaptic & C.) sarà gioia e delizia del medio utente medio (e a scalare verso il basso, ovvio).

Però io, due finestre per il progress dello stesso task, che si spartiscono le informazioni da visualizzare…. è roba che capita una volta nella vita.

Ah, questi ragazzi. =D

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Written by stefanauss

giugno 28, 2008 at 1:04 am

Sala d’attesa

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Due link interessanti se si usa Debian unstable (SID).

Li ho scoperti mentre cercavo un modo per risolvere un problema di dipendenze dei repository di SID (il pacchetto gnome-system-tools contemporaneamente dipende e va in conflitto con liboobs-1-3). La soluzione al problema a quanto pare è la pazienza.

Ottimo deterrente:

Incoming. Qui giacciono tutti i pacchetti uploadati e approvati, ma ancora in attesa di essere installati nei repository e mirror Debian. Praticamente si può vedere qui un anteprima di quello che sarà prossimamente disponibile con apt-get.

NEW Queque. Questa è la sezione con le informazioni presenti sui pacchetti NUOVI, ossia quelli che non sono ancora presenti in nessuno dei repo e aspirano ad entrarvi.

Written by stefanauss

giugno 13, 2008 at 11:04 pm

Pubblicato su Uncategorized

Patchare i sorgenti del kernel Linux

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» Un po’ di teoria

Le versioni del kernel seguono lo schema 2.6.xx.yy. 2 e 6 denotano rispettivamente la versione del kernel e la sua major revision. Il kernel è alla versione 2 dal 1996 mentre siamo alla major revision numero 6 dal Dicembre del 2003: cambiano molto, molto, molto di rado e solo in seguito a profondi sconvolgimenti del codice.

xx è la cosiddetta minor revision. Viene incrementata ogni volta che viene rilasciato un kernel che presenta nuovi driver e nuove funzionalità: questo avviene all’incirca ogni 2 mesi, secondo l’attuale ciclo di sviluppo.

yy indica invece il livello di bugfix. Le correzioni a bug del kernel, nella fattispecie quelle più urgenti come quelle dei problemi di sicurezza, vengono cumulate e rilasciate a scadenze regolari e ravvicinate, numerandole appunto con il livello di bugfix. Solitamente vengono rilasciati una decina di bugfixes tra due revisioni minori del kernel.

Ad esempio, l’attuale rilascio del kernel è il 2.6.25.4.

Verione 2 del kernel.

Revisione maggiore 6.

Revisione minore numero 25.

4° bugfix della minor revision 25.

» No al download coatto

Sull’archivio ufficiale del kernel Linux sono disponibili degli archivi onnicomprensivi, contenenti cioè tutto il codice del kernel in formato compresso. Questo vale per ogni singolo rilascio: viene reso disponibile un archivio di circa 50 Megabyte.

Tuttavia, tra una major revision del kernel e un suo bugfix spesso cambiano solamente un centinaio di righe di codice, non di più. E le righe di codice del kernel sono milioni.

Quindi, anzichè riscaricare ogni volta il pacchetto completo, si può patchare una minor revision del kernel. Applicare una patch significa scaricare un file di qualche KB che contiene solo le differenze nel codice, e applicare queste piccole modifiche al sorgente originale.

La patch per il kernel più recente è nel link annunciato da “The latest stable version of the Linux kernel is:

La patch del kernel è applicabile unicamente all’archivio completo del sorgente della sua più recente minor revision. La patch 2.6.25.4 ha bisogno dell’archivio del kernel 2.6.25 per poter essere applicata (si dice cioè che l’archivio in questione è la patch baseline).

L’archivio completo della patch baseline lo trovate linkato alla “B” che si trova sul secondo rigo, quello che recita “The latest prepatch for the stable Linux kernel tree is“.

In violetto la patch, evidenziata la B del kernel completo.

» Scompattare e patchare

Acquisiamo i privilegi di root.

Si scompatta e si spostano i sorgenti completi del kernel. L’ultimo comando crea un link simbolico alla cartella dei sorgenti, permettendoci di riferirci ad essa come “linux”, per semplicità:

#: tar -xvjf linux-2.6.xx.tar.bz2
#: mv linux-2.6.xx /usr/src
#: ln /usr/src/linux-2.6.xx.yy /usr/src/linux

Si scompatta e si sposta la patch

#: tar -xvjf patch-2.6.xx.yy
#: mv patch-2.6.xx.yy /usr/src/linux

Ora ci si sposta nella dir dei sorgenti e si applica la patch

#: cd /usr/src/linux
#: patch -p1 < patch-2.6.xx.yy

pochi secondi e i sorgenti dell’ultrarecentissima versione del kernel sono pronti alla compilazione.

Ma io sono pronto alla compilazione?

Written by stefanauss

maggio 20, 2008 at 10:13 pm

Pubblicato su A Tutto Trunk, Kernel

XENofobo

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Niente, sono appena tornato a Debian SID come distro predefinita, soprattutto a causa della sconcertante lentezza di Hardy Heron. Non è assolutamente concepibile che Xorg mi renderizzi Nautilus in quest’ordine:

  • Barra degli strumenti
  • Barra di stato
  • Decoratore
  • Sfondo
  • Icone

e che mi faccia assistere al “Making Of“.

Solo che ho appena scoperto di non poter installare i driver NVIDIA con il loro installer. Perchè?

Perchè a quanto pare l’installer, anzi il driver, è incompatibile con i kernel con il supporto per la paravirtualizzazione XEN attivo. E tutti i kernel Debian, anche quelli non *-xen, lo hanno ATTIVO.

Sembrerebbe un post astioso, ma non lo è. Ringrazio Debian per avermi finalmente motivato ad entrare nel meraviglioso mondo della ricompilazione del kernel.

Anche se non è proprio il momento migliore.

Written by stefanauss

maggio 15, 2008 at 12:22 am

Metacity va al diavolo

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Io sono il tipo di utente che usa il terminale ogni volta che è possibile. La cosa bella del terminale è che è possibile sempre usarlo con profitto =). Per quanto sia vero che richiede una certa attitudine allo sbattimento, è innegabile che permette di svolgere un certo compito a velocità stratosferiche: provare con hardware obsoleto per credere.

C’è una cosa che non sopporto di GNOME Terminal, la dimensione della finestra; costringe perennemente a ridimensionarla, pena linee di testo continuamente spezzate su due righe. Ed è proprio questo che non reggo. Totalmente antiestetico (essì, anche il terminale c’ha il suo appeal).

Per fortuna ho trovato chi fa il lavoro sporco al posto mio. Devil’s Pie è un tool di Ross Burton che integra le funzionalità del Window Manager (non supporta solo Metacity, ma anche OpenBox che io sappia). Nello specifico, permette di eseguire un discreto numero di operazioni automaticamente all’atto di creazione della finestra. Eh si, indovinato, allarga il terminale e me lo piazza a centro schermo =D.
Per installarlo basta apt-gettare il pacchetto “devilspie”.

Le regole che agiscono sulle finestre si trovano in file dall’estensione .ds contenuti all’interno della directory ~/.devilspie (che bisogna provvedere a creare). Le regole sono espresse mediante S-expression, tipiche dei linguaggi di programmazione funzionali. Non è per niente difficile scriverne di proprie dopo aver visto degli esempi base, sebbene di documentazione “ufficiale” su Devil’s Pie non ce ne sia proprio nessuna: la pagina di manuale è alquanto scarna e più che altro fornisce un elenco delle keyword riconosciute. Su questo wiki si trova una trattazione dettagliata di tutto ciò che serve, usatela con riconoscenza perchè l’autore l’ha costruita dalle viscere del codice sorgente di Devil’s Pie (è la prima volta che vedo in azione il mito del programmatore che rifugge dal documentare..).

Leggi il seguito di questo post »

Written by stefanauss

dicembre 26, 2007 at 7:28 pm

Metacity Compositor: Compilazione e trasparenze

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UPDATE 26-12: Aggiornate le dipendenze.

Non lo svelo certo io: il compositor integrato in metacity è entrato nel ramo di sviluppo ufficiale, e verrà quindi incluso in GNOME 2.22 (attualmente la versione è 2.21.5). Si tratta di un Compositing Manager basilare (non fa uso di OpenGL come Compiz ma dell’estensione XRender di Xorg), ma che aggiunge quel pizzico di eye-candy che ancora manca in GNOME: ombre e trasparenze finalmente integrate a livello di DE. Che poi sono esattamente le feature che XRender implementa grazie all’introduzione di un canale alpha nel comporre le immagini. Tra le novità c’è anche un’effetto di riduzione a icona (minimizzazione) molto più fluido.

Il primo impatto viene dalle ombre: sono la prima cosa che si vede appena si avvia il nuovo metacity. Poi salta subito all’occhio la minimizzazione fluida, ma l’effetto più carino che può essere apprezzato senza trucchi arcani è il selettore delle finestre con
ALT+Tab: sorridi, c’è l’anteprima delle finestre =D!

Purtoppo nessuna delle applicazioni GNOME è in grado per ora di sfruttare nativamente il compositing RGBA, anche se Andrea Cimitan sa come stuzzicare per bene gli impazienti: il suo ottimo engine Murrine ci mostra tutte le potenzialità delle GTK + XRender. Il codice non è ancora disponibile, ma è solo questione di (poco) tempo.

» Compilazione (e installazione, se ti va):

Dipendenze:

sudo apt-get build-dep metacity
sudo apt-get install libxcomposite-dev x11proto-composite-dev
sudo apt-get install subversion

Download sorgenti

Nella cartella che più ci aggrada:

svn co http://svn.gnome.org/svn/metacity/trunk metacity
cd metacity
./autogen.sh – -prefix=/usr
make

se poi vuoi proprio purgare il banale metacity stabile e tranquillo, anche in un secondo momento:

sudo make install

ma io non l’ho fatto perchè..

Esecuzione e attivazione

.. basta un banalissimo:

./src/metacity – -replace &

Si vedrà sfarfallare un po’ di roba e poi tornare le decorazioni della finestra. Per attivare il compositing:

gconftool-2 – -set /apps/metacity/general/compositing_manager – -type bool true

Ed è fatta. Se non avete installato il nuovo metacity e volete tornare a quello tradizionale è sufficiente un:

metacity – -replace &

Non disattivate la chiave in gconf mentre il nuovo metacity è in esecuzione: ne causerete il crash. Invece il bug di Appearance segnalato da Bl@ster sembra essere stato completamente risolto: ho provato anche a cambiare tema al volo e tutto è andato liscio =).

» Impostare la trasparenza

Per questo avrete bisogno di transset:

sudo apt-get install transset

Ora, una volta compilato+[installato]+eseguito+attivato Metacity Compositor, ecco come fare per impostare le finestre traslucide. Da terminale:

transset [value]

dove [value] è un valore compreso tra 0 e 1, che sta ad indicare la trasparenza desiderata in percentuale. Ad esempio, per impostare una trasparenza del 75%:

transset 0.75

una volta impartito il comando il cursore assumerà la forma di mirino. E’ sufficiente cliccare sulla finestra che vogliamo fantasmizzare et voilà =). Per reimpostare l’opacità totale basta ripetere l’operazione senza inserire un value oppure mettendo value = 1.

Purtroppo su Debian SID non ho trovato il pacchetto transset, quindi niente trasparenze. Potrete però ancora goderne se usate applicazioni che usano il compositing come AWN oppure Cairo-Clock. Sui miei 512 MB di memoria poterle usare senza Compiz è un grandissimo vantaggio, anche se sono ancora un po’ meno reattive.

» Impressioni

E’ veloce, accidenti. A volte causa dei piccoli rallentamenti di uno o due secondi ma complessivamente nel renderizzare l’immagine a schermo è un’altra storia. Sulla mia GeForce3 ho sempre sofferto un sacco di artefatti spostando una finestra con Firefox sullo sfondo; con il nuovo Metacity questo problema è *totalmente* scomparso e la finestra si sposta senza il minimo ritardo. Anche l’uso della CPU è visibilmente ridotto se osservo i grafici di Gnome System Monitor. E il tutto complessivamente si nota eccome. =D

Written by stefanauss

dicembre 23, 2007 at 5:12 pm

Pubblicato su A Tutto Trunk, Eye-Candy, GNOME

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Il vero Get The Facts

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Chi ha comprato una qualsiasi rivista di ICT negli ultimi 5 anni non può evitare di ricordare la campagna Get The Facts di Microsoft: ricorrenti paginoni con futuristiche fotografie di grattacieli alimentati a batterie SQLcaline o scatti della vita quotidiana di IT Manager strafighe che, invece di sudarsi il lauto stipendio, portavano tranquillamente il loro fido Fido a spasso nel parco. Tutto grazie ai prodotti Microsoft, ci dice lo slogan. Sebbene i geni del marketing cambiassero paginone assieme alla biancheria intima, il messaggio era sempre identico: No gente, non passate a Linux, sembra gratis ma tra tutti i casini che vi darà e i rischi che comporta ve ne pentirete. Noi siamo scappati in tempo, fatelo anche voi. Il tutto sempre sotto forma di citazione del Presidente o Dirigente della redenta azienda di turno.

Fatti, non pugnette!
Fatti, non ….

Ora Get The Facts non esiste più: Microsoft ha preso un po’ di colla vinilica e forbici dalle punte arrotondate e l’ha smussata nella nuova campagna Compare, nome che a mio avviso rende molto più l’idea se pronunciato in italiano. Che sia stato proprio il nuovo compare di MS a consigliare ai redmondiani di rilassarci, andarci più piano?

Io ho la mia idea che una campagna come Get The Facts oggi non sia più possibile. Non che sia necessariamente una cosa buona: anche se GTF era così di parte da risultare pacchiana, le velate minaccie e i risultati che tutto l’attuale strategia di FUD ottiene un po’ la fanno rimpiangere. L’accresciuta popolarità di GNU/Linux e soprattutto della sua validità come alternativa consigliano approcci decisamente meno spocchiosi.

Sebbene le analisi indipendenti di Get The Facts siano solo una caricatura dell’obbiettività che agitano ai quattro venti, rendono bene una cosa: come sia estremamente facile distorcere la realtà. Non solo quando la si vuole strumentalizzare per evidenti ragioni, ma soprattutto quando la realtà invece la si vorrebbe pienamente comprendere. Cosa ancora più importante nel panorama attuale, dove aziende come MS passano dalle parole ai Fatti (Ops, .___.). Le polemiche recenti su ODF vs OOXML e su HTML5 sono un monito importante. Pensiamo alla Mono-Trap.

La facilità e la diversità con cui possiamo reperire l’informazione oggi è una gran cosa (Grazie Web 2.0) , ma va sfruttata bene perché oggi come oggi trovare i “fatti” è facile tanto quanto esporli. E nel momento in cui li comunichiamo la qualità di ciò che diciamo diventa importante.

Get The Facts dev’essere un’attitudine più che un’operazione di marketing. Qualcuno ha colto questo punto e ci prova sul serio a non saltare alle conclusioni. E non posso che segnalarlo con piacere =). Buona Lettura.

Open Source Facts

Written by stefanauss

dicembre 23, 2007 at 2:23 am